“Ho scritto questo libro nel tentativo disperato di dare ai suoi personaggi quello che volevano. Li ho visti struggersi e mi commuovevo, volevo farli felici, dargli un motivo per restare e non sparire. Ma il desiderio non è fatto per essere appagato, è questo il senso dei fuochi d’artificio e delle farfalle nello stomaco. È questo il motivo per cui amavo così tanto andare a scuola con le maniche corte e sentire il banco freddo sotto le braccia: un perpetuo sognare qualcosa che non c’è. E quanto cazzo è stato bello raccontare tutto questo”. – ZUZU –
Andrea, quello strano di 3ª C, è scomparso. È uscito di casa un pomeriggio, senza cellulare e documenti, e di lui si sono perse le tracce. Intorno a questa assenza girano le storie di “Ragazzo”. Francesco e Alice frequentano la stessa scuola. Si sono innamorati scambiandosi le cuffiette sotto il banco, durante la ricreazione. Lo conoscevano poco ma continuano a chiedersi che fine abbia fatto. C’è Rita, la madre di Andrea. Qualcuno dice che è pazza ma forse non è altro che fatica, la sua, per quel figlio tirato su da sola. E ci sono Giovanni e Rosa, i genitori di Francesco. Nella crepa generata da quella sparizione riaffiorano schegge della loro giovinezza. Mentre le ricerche proseguono incessanti, le tensioni affiorano per poi sciogliersi improvvisamente. Un respiro profondo di calma nelle loro esistenze in cammino.
“Il nuovo Sud vive in orbita, intorno a un Nord in cui diluirsi, sparire, ma senza più speranza d’affrancarsi. In una Salerno inedita e full color, quando un loro coetaneo scompare, si complicano le vite di un gruppo di adolescenti impegnati nella fatica di crescere. È un compito troppo arduo, la costruzione del domani accade nella totale emergenza di mantenere in equilibrio le minime certezze alle loro fondamenta. E allora figli e genitori si scambiano i ruoli ripetutamente, nel tentativo di portare in salvo il loro amore, attirati da un chiarore sentimentale apparentemente a un passo. Momenti inondati di luce pulita che brucia qualsiasi ombra. Tutto brilla per pochi istanti, pieni di una vita intera. Attimi da ricordare, sussurrati con voce stanca e sensuale come quella di un ragazzo senza un cognome.” – Ratigher –
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